Ogni 9 ottobre ricordo l’anniversario del mio primo intervento chirurgico: il giorno in cui il cancro è stato rimosso dal mio corpo. Quest’anno saranno tre anni.
Il mio oncologo non mi ha mai fatta sedere, in una data precisa, per dirmi: “Sei libera dal cancro.” Così il 9 ottobre è la data che ho scelto per me. È un giorno che voglio festeggiare. Ma più vivo con queste parole, libera dal cancro, più mi rendo conto di quanto significhino e di quanto non possano promettere.
Per me, la cosa più importante da festeggiare è continuare a ricevere risultati negativi. Voglio che ogni mammografia, ogni risonanza magnetica e ogni controllo non mostrino nulla. Voglio leggere i risultati e dire a mio marito e ai miei genitori: “È tutto negativo.” Hanno vissuto il mio cancro insieme a me. So che quelle parole portano sollievo anche a loro.
Ma prima di poter condividere quel sollievo, devo affrontare l’appuntamento e l’attesa. All’esterno posso sembrare tranquilla, mentre dentro sono terrorizzata. Noto ogni dettaglio. Se un’infermiera mi fa una domanda che non ricordo di aver sentito prima, mi chiedo perché. Se qualcosa durante la visita mi sembra diverso, lo confronto con la volta precedente. Aspettare il risultato può far sembrare una giornata normale tutt’altro che normale.
Poi il risultato arriva ed è negativo. Torno a respirare. Lo dico alla mia famiglia. Ricordo a me stessa che aver avuto il cancro non significa che succederà di nuovo, e la vita torna al suo ritmo abituale. Fino al prossimo appuntamento, quando la paura ritorna. Anche un dolore o un fastidio che non riconosco può farmi pensare: E se fosse il cancro?
Ci sono anche tante cose del mio corpo che oggi posso festeggiare. Non provo più il dolore che sentivo durante le cure. Mi stanco ancora, ma non come prima. Dormo meglio. Vado in palestra, faccio cardio dance e pratico Pilates. Dopo gli interventi c’erano cose che non riuscivo a fare; adesso posso tornare a godermi il movimento. Il cancro ha cambiato anche il mio peso. Mi sto avvicinando al peso che desidero, ma sono felice di me stessa già oggi.
Eppure, anche in una bella giornata, posso guardarmi allo specchio, vedere tutte le cicatrici che il cancro ha lasciato sul mio corpo e ritrovarmi di colpo dentro tutto ciò che ho passato. Il mio corpo cerca di andare avanti, ma la mia mente ricorda.
A volte guardo le foto di me durante le cure. Vedo ciò che ho passato e mi sento triste. Non me lo meritavo. E a volte penso ancora: Che cosa ho fatto per meritarmi questo? Ma so che è la domanda sbagliata. Non è la domanda da farsi quando ci si ammala di cancro. Non devo trasformare quelle immagini in una lezione piena di ottimismo per apprezzare la vita che ho adesso. La tristezza e la gratitudine sono entrambe reali.
Essere libera dal cancro mi ha anche portata a interrogarmi su ciò a cui dedico il mio tempo e le mie energie. Questo non significa che abbia cambiato tutta la mia vita, che sia diventata vegana o improvvisamente super sportiva. Sono sempre io. Ma sto cercando di dare valore a ciò che conta di più per me e per le persone che amo. Sto cercando di accorgermi di quando metto al primo posto qualcosa che forse non merita quel posto nella mia vita. Non sempre ci riesco, ma ci sto facendo attenzione.
Così festeggio ogni giorno, e soprattutto il 9 ottobre. Festeggio ogni risultato negativo, il sollievo che condivido con la mia famiglia e la forza che ho ritrovato. Ricordo anche ciò che è successo, e a volte ho ancora paura.
Che cosa significa davvero per me essere libera dal cancro?
Per me significa tutto, ma non significa che io sia libera dalla paura del cancro. E non credo che lo sarò mai. La domanda rimane aperta perché sto ancora vivendo la risposta.